Sopra le righe... Gennaro Bertetti
IL PRINCIPE DELLA LUCE
La letteratura fantastica, nel corso del tempo, ha sempre affascinato
per la sua capacità di dar vita ad immagini, che già in sé e per sé sanno
trasportare emotivamente e oniricamente, raggiungendone la propria
compiutezza nelle metafore che si possono continuativamente scorgere
tra le righe del fantastico.
Ne "Il principe della luce", Gennaro Bertetti, contribuisce con un
altro mattone alla costruzione di tale genere.
L'influenza de "L'alchimista" di Coelho è ravvisabile soprattutto nello
stile veloce, che non dà spazio all'introspezione, ma segue il fluire della
vita che attimo dopo attimo si compone di tragedie, sogni e speranze.
L'autore arriva così a sottolineare l'importanza dell'attimo, resa
particella che scuote la nostra esistenza da una parvenza ad un'altra.
Nel reale, i nostri sensi si dilatano e ci lasciano credere ad un'esistenza
immensa, ma solo ad un certo punto ci accorgiamo che la vita è un
istante, e che un evento in un preciso attimo, può deturpare il volto di
un'intera esistenza.
Come dimenticare la frase di uno dei sopravissuti all'atomica di
Hiroshima:
"Non c'è parola, in nessun linguaggio umano, capace di consolare le
cavie che non sanno il perché della loro morte".
Siamo un qualche cosa di asservito a dei meccanismi più grandi di noi,
mentre camminiamo tra le vie affollate del centro, o tra i cunicoli di
un paesino medievale, già siamo possibili prede di chi ha il potere
decisionale e può con una scure distruggere il futuro di noi tutti.
Il messaggio che emerge da "Il Principe della Luce", è un auspicio di
speranza che alla fine diviene quasi un proclama.
Dedicato a tutte le anime che lottano per la libertà
A cura di Matteo Montieri
"Guerrieri, ci chiamano guerrieri. Lottiamo per la splendida
virtù, per uno sforzo devoto, per una saggezza sublime,
per questo ci chiamano guerrieri." - Aunguttara Nikaya,br>
"Il Principe della luce" è una storia che riprende l'eterna
lotta tra Bene e Male, tra Luce e Oscurità, denotando, per
diversi aspetti, uno stile semplice di racconto quale deve essere
la favola in sé e per sé. Molti noteranno, in questa favola,
immagini e assonanze con storie già scritte e ascoltate, tra
cui: "Superman", "Excalibur", "Il manuale del guerriero della
luce"; oppure personaggi come la "Fata Morgana" o la "Bestia",
verosimilmente assonante al Demonio nella sua descrizione.
Tuttavia, la particolarità di questo "Il principe della
Luce" è una sorta di introspezione che delinea la figura di un
Principe troppo buono per un mondo che poco gli si addice,
è un Principe poeta, Egli ama il creato nonostante debba condividere
poche gioie e tantissimi dolori.
La lotta tra il Bene e il Male è anche e soprattutto una lotta
contro sé stessi, acrobati lungo la sottile linea che divide i
due poli di Yin e Yang, è una presa di coscienza che matura
man mano che si delineano i tratti dell'anima. Non si abbisogna
di ucronie o di datazioni storiche per raccontare l'uomo,
si ha bisogno innanzitutto di coscienza del proprio status di
"uomini" in quanto tali, privandosi dell'ego che ci vede centrismi
di un innaturale ritorno ad una teoria pre-copernicana.
Si è deboli in quanto uomini e, nella nostra debolezza,
troviamo rinnovata forza, noi siamo la spada del Principe, ma
solo ritrovando il Drago, solo ripulendoci e svuotandoci del
superfluo, solo allora potremo dirci "Guerrieri".
Il respiro di una fiaba è soffice come le nuvole.
Il Principe della Luce è favola, realtà, ricerca di bellezza e
speranza nel futuro, e poi coraggio, sofferenza e amore.
I mondi raggiunti con la fantasia o con la tecnologia potranno
davvero darci la conferma che cerchiamo?
L'unica e grande opportunità per l'umana specie è davvero
raggiungibile?
Queste pagine ci offrono l'opportunità di aprirci alla vita fatta
di princìpi, di forza interiore e di caparbia volontà, affinchè
ognuno di noi abbia la convinzione di un comune riscatto
che ci regali ancora il sorriso sereno di fronte ad una fiaba.
Il viaggio non si fermerà, i mondi si avvicineranno, e noi
abbiamo la responsabilità di tener fede alla grandezza del
nostro primo dono: la Vita.
L'editore
Cristina Del Torchio
