Poesia e Vita

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Vetrina delle Emozioni


È la vita ciò per cui vivere.
Non possedevo niente,
prima di incontrarti,
nessuna certezza
né consapevolezza,
che esistesse
un sentimento
così intrigante,
entusiasmante;
intanto mi stavi accanto,
ho imparato a guardarmi
intorno,
ad apprezzare anche il
più banale
dei doni,
un sorriso,
a cui nessuno fa caso.
E adesso che sono tornata
ad abitare
la mia solitudine,
so che ho perso il tesoro
più prezioso.
Sono sempre più povera,
senza luce
né un po' di calore.

Ma è la vita, ciò per
cui vivere.

Sopra le righe... Federica Ferretti


IL CANTO DEL CIGNO ROSSO


Premessa dell'Autrice

Federica Ferretti A volte, ci capita di svegliarci una mattina e di immaginarci in un altro mondo.
Dove pochi riusciranno ad accedere…e dove soltanto qualcuno, deciderà di rimanere.
È il mondo delle parole che non sono state ancora dette, e che magari non saranno mai pronunciate. È il nostro mondo interiore, l'anima più vera, così spogliata di ogni orpello inutile come del conformismo perbenista, di tutto ciò che siamo costretti ad indossare come una seconda pelle quando dobbiamo vivere.
Eppure, Vivere è la cosa più bella che ci sia stata mai concessa.
Anche se, a volte, paghiamo caro un tale dono, nel momento in cui i nostri compagni di viaggio su questa terra, ci abbandonano, svoltano per una direzione opposta alla nostra: fuggono o più semplicemente, si addormentano a nostra insaputa, proprio quando avevamo deciso di restare il più possibile vicini, stretti stretti gli uni agli altri nelle fredde mattinate invernali. Ma in fin dei conti, la vita e la morte non sono altro che le due facce di una stessa medaglia, la metafora di una perenne trasformazione, e la si vuole identificare con Il canto del cigno rosso, un inno all'Amore impossibile ovvero quello che, quotidianamente, ci solletica gli occhi ed il cuore.
È antica credenza, ci racconta Platone, che il Cygnus olor detto anche "cigno muto" per l'incapacità di emettere suoni, appena prima di morire fosse invece capace di intonare una struggente e bellissima canzone.
Ma c'è una discrepanza di opinioni circa il reale significato del canto: dolore o gioia? O, piuttosto, come dicevamo, nient'altro che le due facce di una stessa medaglia:"Gi uomini - riferisce il filosofo greco - mentono anche sui cigni, sostenendo prima di morire, cantino per il dolore, senza riflettere che nessun altro uccello se ha fame, freddo o altro inconveniente esprime col canto la sua sofferenza. I cigni, invece, sacri ad Apollo, al termine dei loro giorni, si rallegrano poiché prevedono il bene che troveranno nel ricongiungersi al loro Dio. Allo stesso modo gioisce Socrate, compagno di servitù dei cigni e non meno di essi indovino. Egli è certo che, nel momento in cui la sua anima si sarà liberata dalle catene del corpo, potrà finalmente ritornare alla vera luce"1.
Questa, allora, è la storia di una giovane donna, Elisa, la quale si racconta dentro ad una serie di lettere scritte a posteriori, nel riassaporare ciò che è stato, e che forse, non potrà più essere: si rivolge ad un solo pensiero, lo sguardo "fisso" nel ricordo di uno sguardo che l'ha colpita una volta… e per sempre… e che ha inavvertitamente perso. D'un tratto, quindi, il lettore resterà "impigliato" nella sua prosa "anomala", (un miscuglio tra sfogo reale e poetica speranza; lucidità e follia), sciorinata così, attraverso una serie quasi infinita di riflessioni su cui, in fondo, ognuno si ferma ogni giorno: su ciò che è stato detto; su come avrebbe potuto essere stato esposto; su tutto ciò che avremmo voluto cambiare, e che non abbiamo potuto, voluto mai mettere in discussione… Sul mondo che ci circonda e se ne sta a guar- dare. Perciò, il titolo di ogni Capitolo, racchiude una sensazione: "Rosso Cardinale"è ad esempio il colore preferito del- la protagonista, a cui ella abbina quello dell'aspettativa, mentre "L'incontro" racconta l'emozione della speranza sbocciata in una giornata qualunque, per caso o per predestinazione, chi può dirlo… A mano a mano, cioè, la storia viene ricostruita nell'incalzare di toni sempre più suggestivi col lasciare quella "parentesi aperta", in nome di una personale libertà di pensiero, individuata in effetti quale l'unica chiave possibile del romanzo. Dove l'ambientazione è di volta in volta la panchina di un parco, il negozio di un salumiere, o la nostra stanza: la nostra vita, ovvero l'"angolo" in cui ognuno, a sera, si butta a riposare… mentre, fuori, il tempo cambia, inesorabile, di stagione in stagione. Elisa "gli" parla, all'Amore, "ovunque"… e a modo "nostro": urla, scalcia, implora il cielo che le restituisca intatti i pensieri, perlomeno, mentre si corre incontro all'inverno…, e lei continua ad attraversare la città; mentre si riflette nei suoi mille specchi.
Perché non è altro che la proiezione del nostro "Ego", delle nostre emozioni più pure e semplici, dal senso di vuoto generato dall'incomunicabilità e abbandono, all'infantile entusiasmo per un'inattesa riconciliazione: a confine tra preghiera e testamento sentimentale.
Ed ecco che i suoi occhi si coloreranno a nostro piacimento, riflettendo le emozioni di quello stesso mondo che la vede vivere; il "Mondo", che, nel quotidiano, ci assomiglia: le nostre fantasie più nascoste o quelle più sublimi, così come la commovente paura per un futuro in una "non bene identificata" evoluzione, da quando è costretto a misurarsi, parimenti, con le sfide della tecnologia e con il desiderio di recuperare una genuinità ormai improbabile.
Un romanzo davvero "accattivante" nella sua modernità espo- sitiva, da "fagocitare" in un boccone solo; che, però, ci la- scerà senza fiato nel suo paragone con le "nostre" vicende; drammaticamente intenso mentre, più o meno consapevoli, ci si troverà a rivivere i propri attimi, già coautori di una storia infinita: la Vita.



Immagine di Copertina
© Federica Ferretti


IN USCITA A APRILE 2011

Federica Ferretti - Il Canto Del Cigno Rosso





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